PERSONA: LE ORIGINI E IL SIGNIFICATO DI UNA PAROLA-STRUMENTO. Una musica capace di valorizzarci e realizzarci.

Se esiste una parola capace davvero, attraverso le sue origini ed il suo significato, di valorizzarci e realizzarci, nella vita quotidiana, questa è senza dubbio la parola che genericamente ci identifica, ossia “persona”. Una parola-strumento, questa, capace di echeggiare, quotidianamente, la musica chiamata vita.

Per-só-na deriva dal latino col significato composto: “per” attraverso e “sonar” risuonare. In antichità si chiamava Persona la maschera indossata dagli attori che, oltre a coprire il volto, funzionava da amplificatore per la voce.

Il significato della parola Persona è potentissimo: attraversare, amplificare, echeggiare.

Persona è uno strumento prezioso capace di far risuonare le note che contiene.

Se ci pensate è come se la persona fosse in realtà un involucro prezioso, responsabile di far risuonare ciò che di stupendo contiene all’interno: la mente, l’anima, il calore del cuore, i sentimenti, le percezioni della vita.

Persona come strumento musicale: noi come musica. Da qui deriva il nostro desiderio di espressione, continuo.

Siamo fatti di corde da vibrare e tasti da toccare dentro noi stessi e ci sfioriamo spesso per sentirci, affinché la nostra musica spenga il silenzio che sentiamo intorno a noi.

La nostra musica ci consente di muoverci nello spazio a ritmo del tempo che scorre, ci rende felici, a volte ci addolora nei ricordi, ma sempre ci mette di schiena alla solitudine.

E’ un fluido in divenire, un linguaggio espressivo evanescente, senza parole, che la nostra anima comprende, senza doverlo tradurre mai e che, attraversandoci, ci trasporta sempre in un altrove.

Unisce l’astratto al concreto, traduce le note in emozioni e attraverso la chiave di violino apre tutti i cassetti dei nostri sogni e desideri.

La musica, così come la persona, conosce sempre quello che sentiamo: lo tocca, lo fa vibrare e lo restituisce al resto del mondo. Cicatrizza le ferite, canta gioie, accorda i sensi, ci fa volare nelle brezze di un’aria fresca che mantiene stabili sempre, donandoci la capacità di sognare e di ricercare continuamente la verità.

Quello che di solito bramiamo nella musica è ciò che, di solito, ricerchiamo in noi stessi: il trasferire ogni intraducibile sensazione e il continuo bisogno di bilanciare l’equalizzatore degli alti e bassi della vita, per sentirci sempre più equilibrati e sicuri.

E’ così che la persona, fonde insieme tutte le parti del nostro corpo e della nostra anima, le attraversa e le riecheggia nel mondo, attraverso le emozioni.

Ogni emozione, ogni vissuto personale, ogni sensazione, ogni percezione interiore, come la musica, deve trovare un canale di uscita attraverso il quale esprimersi, manifestarsi e rendere partecipe altre persone, per evitare che dentro di noi resti un vuoto, una “gestalt aperta” e la  frustrazione di un desiderio non soddisfatto.

Realizzatevi. Siate musica pertanto. 

Fate vibrare il vostro dentro, i vostri sentimenti, le corde delle emozioni, suonate i tasti delle vostre passioni, dei vostri talenti e così il fuori che vi vive intorno vedrà la potenza del vostro valore e si muoverà affinchè la vostra persona si indirizzi sulla strada della realizzazione personale, in questa vita.

 

CARE FARMING: IL TEMPO CON MADRE TERRA PER CURARE, QUALIFICARE E ALLUNGARE LA NOSTRA VITA.

E’ possibile curare, qualificare e allungare la nostra vita, se si ritorna a Madre Terra: lei, attraverso il suo tempo, ci ama e ci rispetta, possiede il grande potere di donarci la cura per una vita buona, di qualità e lunga.

Si chiama Care Farming: è la terapia di Madre Terra.

La terra è un essere vivente e genera vita, come una mamma. E cosa fa una madre per proteggere i suoi figli? Costruisce loro il nido e li pone all’interno, proteggendoli, curandoli e crescendoli, con amore, bontà e valori, per qualificare e allungare la loro vita il più possibile.

E’ una questione di tempo, primariamente. Tempo per curare. Tempo per migliorare. Tempo che allunga l’esistenza. Per la terra lo è sempre stata, una questione di tempo. E’ l’uomo che fatica a recepire questo concetto, nella vita quotidiana frenetica, senza tempi definiti.

Per questo dovrebbe fermarsi e ritornare alla Terra: essa rappresenta la più straordinaria metafora dell’originalità primordiale della vita, l’unica in grado di riassettare i nostri equilibri e la nostra sicurezza di esseri umani, restituendoci il concetto di persone al primo posto, rispetto al resto.

Quando non esistevano gli orologi erano i cicli della natura a cadenzare il tempo della persona: l’alternarsi imperterrito e inconfutabile del giorno e della notte, delle stagioni e dei cicli lunari.

Ed erano soprattutto i lavoratori agricoli della terra ad osservare questi eventi: l’eufonia del tempo che rincasa nella sua ciclicità, con costante mutabilità. I contadini lavorando nei campi, leggevano il tempo dall’ombra della zappa o quella che il dito medio lasciava sulla mano. Quando era più corta, significava che il sole era a metà cammino e quindi indicava il mezzogiorno. Lo stesso facevano le donne con l’ombra della casa per organizzare il pranzo. Più complicato era tenere sotto controllo periodi più ampi. Se il giorno andava “da un buio a un altro”, la settimana, invece, scandiva il tempo del lavoro e della festa, alternando un giorno di riposo a sei di fatica.

Lo spazio di un mese, invece, si sviluppava da una luna nuova all’altra, attraverso l’osservazione delle fasi lunari. La luna che a seconda delle stagioni, indicava il momento adatto per svolgere i lavori in campagna, aveva un’incidenza notevole nella vita dei campi, così come il sole.

Sappiamo dai tempi antichi, ancora oggi, che la luna crescente asseconda lo sviluppo delle piante, mentre quella calante decide un effetto contrario. Gli alberi, nascenti o trapiantati in luna crescente, sembrano crescere maggiormente. In luna calante, quando la crescita è rallentata invece, viene preferita la concimazione e la potatura agli alberi da frutto o innesti, per evitare di far correre rischi alla buona crescita delle piantagioni.

Per la semina, in luna calante si semineranno tutti gli ortaggi che si svilupperanno sottoterra, in luna crescente, invece, quelle che dovranno crescere e alzarsi verso l’alto.

Se provassimo anche oggi a seguire i ritmi della natura, la nostra vita avrebbe qualcosa di più naturale e affine al “tempo” cosmico dell’universo; un tutt’uno e una concordanza da fare invidia a qualsiasi orologio di alta tecnologia.

Il giusto tempo dosato su Madre terra, ci restituisce Arte.

Per sua stessa mano, la terra, attraverso un sano e dosato uso del tempo, da sempre ha creato meraviglie per i nostri occhi e il nostro cuore.

Almeno dieci ne ha riconosciute Focus.it.

Il mondo ci invita ad ammirare l’arte del “tempo della Terra”, ossia cosa il tempo, giustamente scandito su Madre Terra, è riuscito a restituirci, sotto forma di “Meraviglia Naturale”.

La Terra è Poesia: e poesia è medicina per annullare il tempo.

La terra ci cura, regalandoci i suoi frutti buoni e sani, e la sua bellezza e mettendoci a disposizione i suoi ritmi e tempi cadenzati e ciclici, se le diamo la possibilità di farlo, con gentilezza.

E’ grazie a questo annullamento del tempo, che la natura ci regala, immergendosi nella sua bellezza, che l’uomo può produrre filosofie e poesie pressappoco come i bachi da seta fanno i loro bozzoli, le api fanno i loro alveari e la terra fa con le spighe di grano.

La nostra Terra è poesia.

La poesia è medicina sempre: ricalibra le nostre emozioni e le nostre percezioni, sa fermarci e placarci. Ci porta a toccare i fili d’erba, ad assaporare l’odore dei fiori, ad apprezzare i frutti degli alberi e ad amarne il foliage, mentre ci prepariamo alle albe.

Forse non tutti siamo in grado di valutare l’ora, in base all’ombra della zappa sulla terra, ma potremmo imparare l’ora in cui è necessario ritornare a casa e sentirsi intonati con noi stessi, attraverso l’ascolto della musica di un tramonto.

Possiamo imparare a rallentare i nostri ritmi per ascoltarci di più e intraprendere le strade della vita che davvero desideriamo, perchè sappiamo che un bisogno represso è un bisogno che prima o poi si riaccende e a cui dobbiamo dare ascolto.

L’autunno ci insegna a misurare il tempo ammirando gli alberi. L’aumento del vento e della pioggia e l’aria selvaggia che odora di foglie, ci palesano che presto le temperature si abbasseranno per ospitare l’inverno.

Madre terra, varcando le leggi della natura, sempre cicliche e ripetitive, ci insegna l’alternarsi delle stagioni.

Noi abbiamo bisogno soprattutto di questa sicurezza.

Il tramonto ci allunga la vita, perchè sappiamo che domani ritorna. Ritornerà ogni giorno.

Ci dona la voglia e il bisogno di ritrovarlo ancora, per quello che di inspiegabile e straordinario ci fa sentire dentro. Il tramonto ci migliora e allunga la nostra vita, così come il resto della bellezza di Madre Terra.

SPIRITUALITA’ ED INTROSPEZIONE: LE PIU’ GRANDI OPPORTUNITA’ DA COGLIERE PER ESSERE FELICI TROVANDO LA PROPRIA STRADA.

Ho provato ad essere diversa da ciò che sono, ad adattarmi alle situazioni della vita e del lavoro, per conseguire gli obiettivi ed i risultati prefissati. Non ero mai felice. Ho capito che devo semplicemente essere quello che sono, guardando dentro di me attraverso l’introspezione per captare la mia spiritualità : è la più grande opportunità che posso cogliere questa per essere felice, trovando la mia strada nella vita.

Che cosa sono io? Allora è questa la domanda da chiedersi e a cui rispondere con sincerità, dopo aver capito che occorre, prima di tutto, essere capaci di sentire cosa proviamo, cosa pensiamo, in modo da non essere vittime di atteggiamenti stereotipati che ci impediscano di avvicinarci progressivamente alla nostra volontà.

Volontà vuol dire anche cambiare, non per diventare “altro” ma per riavvicinarsi, progressivamente, a ciò che si è veramente, che va scoperto a poco a poco, con l’attenzione, con l’affetto che spetta a noi darci in prima persona. Non è mai un imporre, è un impegno costante nei confronti di se stessi, per diventare ciò che si è effettivamente.

Ci scordiamo sempre degli aspetti spirituali di noi stessi, a discapito di quelli materiali.

Le necessità spirituali non sono così facilmente riconoscibili come i bisogni fisici e materiali del nostro mondo. È più verosimile chiedere di ricevere qualcosa da mangiare, a fronte di una sensazione di fame, piuttosto che qualcosa da meditare a fronte del percepire una mancanza. Sono molti gli adulti che hanno paura di farsi le domande su chi sono e sul perché sono qui.

E sono ancora meno le persone che hanno la consapevolezza del quanto la vita può essere breve e di quanto conta davvero poter essere liberamente ciò che siamo, al fine del buon vivere.

Lasciarsi ispirare dalle sensazioni: corpo e spirito.

A volte riconosciamo cosa è meglio fare, attraverso un sogno o una percezione improvvisa e di solito riusciamo a prendere le migliori decisioni lasciandoci ispirare da queste sensazioni.

Questo accade, a mio avviso perchè siamo fatti di corpo e spirito e la nostra parte spirituale ci informa, avvisa, consiglia.

Spesso queste sensazioni che non comprendiamo, questi sogni un po’ premonitori che sembrano avvisarci di qualcosa, sono il mondo in cui questi due livelli comunicano.

La nostra mente fa da ponte alle due sponde: corpo e spirito. Essa elabora ogni impulso esterno e questo può essere uno stimolo fisico, facile da capire e vedere, o uno stimolo immateriale, molto più difficile da cogliere, ma anche più importante.

Se la nostra mente è affollata di presunzioni, di imposizioni e doveri che diventano chiodi fissi, di cose o persone di cui non possiamo fare a meno, di ansie, incertezze e paure quotidiane, difficilmente potremo entrare in contatto con la nostra parte spirituale.

Tutto il rumore che siamo abituati a trascinare sempre con noi è un immenso ostacolo al sentire chi siamo veramente.

E più rumore facciamo entrare nella nostra vita, meno troveremo la risposta che cerchiamo.

Il primo passo è eliminare questo rumore e tornare ad ascoltarci, ritornare sensibili ai messaggi che riceviamo continuamente, che ci indirizzano dritti verso il nostro vero “chi siamo”.

Da questo ascolto e da questa consapevolezza del nostro essere, tutta la nostra vita di ogni giorno ne nascerà trasformata.

Il viaggio più bello che possiamo compiere dentro noi stessi.

Nulla è ciò che sembra. Quello che ho capito personalmente è che la spiritualità non è legata ad alcuna religione. Che, anzi, è la pazienza della scienza che attraverso il processo di evoluzione culturale, vuole darci le giuste risposte, semplicemente portandoci nel viaggio più bello ed emozionante che possiamo compiere dentro noi stessi.

Introspezione è la parola chiave nel processo del capire chi siamo. L’origine della coscienza personale rappresenta una delle maggiori sfide al sapere umano, di sempre. Ma con le possibilità che oggigiorno abbiamo di indagare lo stato del cervello associato a diverse esperienze, come per esempio la psicoanalisi, si apre la prospettiva di non considerare più la mente una scatola chiusa dentro il cranio, ma come una particolare e forse unica, struttura della materia con stati che corrispondono al “soggettivo”.

Un attimo di introspezione vale a volte più di una vita d’esperienza.

E’ così che tutte le volte in cui io mi sono fermata a guardarmi dentro, ho cambiato la mia direzione. Il solo aver sentito di dovermi fermare, ha scaturito in me la sensazione del sentire che non stavo vivendo nel nome della mia felicità personale.

Bisogna conoscere se stessi. Anche se questo non servisse a trovare le grandi verità e gli interrogativi esistenziali, (da dove veniamo? dove andiamo?) servirebbe ad indirizzare la felicità per regolare la propria vita, e non c’è nulla di più giusto. Se stai percorrendo una strada felice, non hai voglia di fermarti, forse hai solo voglia di rallentare per goderti appieno ogni singolo attimo di vita.

Trova la tua strada nella vita.

EFFETTO PIGMALIONE: LA PROFEZIA CHE SI AUTOREALIZZA.

Lo conoscete questo Effetto Pigmalione? Se è no la vostra risposta, fermatevi un attimo a leggere, la meraviglia scoperta dal ricercatore americano Robert Rosenthal attraverso un esperimento nell’ambito della psicologia sociale.

Le aspettative influenzano i risultati

L’esperimento di Rosenthal si svolse all’interno di una classe di studenti, in cui l’influenza positiva dell’insegnante su alcuni di essi, stimolò una viva passione e un forte interesse per gli studi, come una profezia stilata dallo stesso insegnante che si autorealizza. Ciò è successo perché effettivamente l’insegnante si aspettava che fosse così: aspirava che gli studenti studiassero fortemente una materia, ritenuta dagli stessi, anche interessante dopo questo approccio positivo, ottenendo brillanti risultati. Una aspettativa effettivamente realizzata.

In modo contrario se un bambino si pensa abbia problemi di apprendimento o sia meno dotato, il comportamento più limitante dell’insegnante su di esso, certamente influenzato da questa consapevolezza , farà in modo che il bambino interiorizzerà tale giudizio di diversità a lui riservato, rispetto gli altri e si comporterà di conseguenza, non migliorando le sue capacità.

Il nome Pigmalione deriva da un episodio della mitologia greca. Era il nome di uno scultore e re di Cipro, che realizzò una statua così bella da innamorarsene. La leggenda narra che, egli accecato dall’amore, chiese alla dea Afrodite di far sì che la statua acquisisse sembianze umane, così da poterla amare fisicamente.

Rosenthal nel dare il nome alla “profezia che si autoavvera” prese spunto per la definizione del fenomeno, dalla celebre e omonima opera teatrale di George Bernard Shaw .

In psicologia, una profezia che si autorealizza si ha quando un individuo, convinto o preoccupato del verificarsi di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo tale da finire per causare tali eventi.

Accade questo anche nella vita: il modo in cui ci poniamo davanti alle cose, ne influenza le conseguenze. Lo abbiamo sottolineato anche trattando l’argomento della grammatica corretta per il conseguimento dei nostri obiettivi.

Pertanto è la convinzione che avvicina davvero a noi un nostro desiderio, così come distanzia qualcosa che non ci persuade.

Se nella mente visualizzeremo il nostro desiderio di avere una vita straordinaria, ecco allora che inconsciamente tutto muoveremo, in noi e nell’universo circostante, affinchè ciò avvenga.

Sam Walton ce l’ha fatta.

Sam Walton, il fondatore di Wal-Mart, multinazionale statunitense, proprietaria dell’omonima catena di negozi al dettaglio Walmart, prima multinazionale al mondo nel 2010 per fatturato e numero di dipendenti, è un ottimo esempio di come aspettandosi il meglio, si ottiene il meglio.

A proposito del suo successo, Walton ha dichiarato: “Affronto ogni situazione aspettandomi di uscirne vincitore. Pensare in questo modo è spesso una profezia che si auto-avvera”.

Otterrò ciò che desidero.

C’è però qualcosa che rallenta i desideri nella vita ed è il confronto di essi con le nostre mancanze.

Desiderare qualcosa al fronte delle nostre mancanze genera l’effetto contrario.

Pronunciare un “non possiedo ciò che desidero” ci porta a visualizzare una mancanza e impegna la nostra mente nel percepire questo buco della nostra vita.

Ci ferma, non ci consente di andare avanti, perchè davanti a noi vediamo solo quel dirupo.

“Otterrò ciò che desidero”, invece ci porta a visualizzare il traguardo in fondo alla via del nostro desiderio, in cui finalmente ne vinceremo la realizzazione.

Ci porta immediatamente a decidere di correre su questa strada, per raggiungere ciò che desideriamo. Non ci ferma nulla, nessun buco, nessun ostacolo, perchè noi sappiamo già che presto realizzeremo il nostro desiderio, che vediamo laggiù in fondo.

La visualizzazione positiva nella nostra mente ha un potere rivoluzionario.

Non dobbiamo fare altro che visualizzare nella nostra mente i nostri desideri e loro si realizzeranno.

GENTILEZZA: LA MEDICINA GRATUITA CHE AIUTA A FARE CARRIERA.

Se trasudate gentilezza, nei vostri gesti quotidiani, possedete una inestimabile potenza per fare carriera nella vita.
Nella quotidianità di un mondo che rischia spesso la deriva della sensibilità, in famiglia, in strada mentre si raggiunge l’ufficio, a scuola, la gentilezza fa bene alla salute e ai sentimenti. I piccoli gesti quotidiani, soprattutto quelli ispirati alle buone maniere di un tempo che i nonni spesso ci hanno trasmesso, potenziano i legami, sfumano le tensioni, rendono felici chi li riceve. In una parola: trasmettono amore.

Gentilezza: caratteristica oggi richiesta nel curriculum vitae.

Sì è proprio così, la gentilezza, non solo è una medicina, ma è sempre più una risorsa richiesta dagli altri.
Non è solo una parola che sta tornando di moda, è un mood, uno stile di vita che si impone per spazzare via la violenza quotidiana, la gretta aridità di un mondo che ci vuole sterili e privi di attenzione alla vita, al fine di farci dimenticare chi siamo e  allo scopo, piuttosto vile, di essere ciò che gli altri vogliono che siamo.
Così siamo più vulnerabili e facilmente trasportabili altrove. Noi non dobbiamo andare da nessuna parte. La gentilezza ci permette di restare “a casa”, migliora l’umore, l’empatia, le relazioni umane, e perfino la salute, soprattutto se coltiviamo amore, prima di tutto verso noi stessi. Amiamoci gentilmente per produrre amore da donare agli altri, attraverso gesti gentili.

E se credete di non possedere la gentilezza e di non saperla praticare, come possiamo inserirla nelle caratteristiche del nostro curriculum?

Niente paura! Ora esistono scuole di gentilezza.

L’associazione Gentletude organizza corsi gestiti da volontari che spiegano perché la gentilezza, specie in tempi di Grande Crisi, non solo conviene a chi viene praticata, ma aiuta a fare carriera. Essa è un deterrente per smontare l’aggressività e suscita autenticità ed empatia.
Sapete quanto conta nel mondo lavorativo oggi l’empatia, oltre che nella quotidianità! Sapersi mettere nei panni dell’altro per conoscere cosa pensa e come reagirebbe ad uno stimolo, è prima di tutto un fattore imprescindibile di sopravvivenza, in un mondo in cui le persone sono in continua competizione tra loro, inoltre permette anche di poter creare ad hoc tutto ciò di cui ha bisogno l’uomo.
La bellezza del più piccolo gesto di gentilezza, è quindi la pillola per curare il mondo e renderlo davvero grande e straordinario per noi stessi: è potentissimo come un boomerang!

PERMACULTURA: SCENDERE DAL VERTICE PER RICONNETTERSI ALLO STATO NATURALE DELLA VITA, DIVENTA LA BASE DI TUTTO.

Adottare la visione di Permacultura, significa impostare la nostra vita sulle leggi che regolano gli ecosistemi, significa ravvivare nel tempo veri e propri cicli di continuità energetica, dove ognuno di noi, come essere umano, avrà un ruolo di parte integrante della base dell’ecosistema e non di vertice della piramide.

Dall’agricoltura ad una visione di cultura globale.

Bill Mollison e David Holmgren a metà degli anni ‘70, ispirati dall’idea che una cultura umana, non può sopravvivere a lungo, senza la base di un’agricoltura sostenibile ed etica nei confronti della terra, hanno coniato il termine “permanent agriculture”, ossia agricoltura permanente.

Una definizione più concreta di agricoltura permanente, che riflette l’allargamento del suo focus implicito nel libro “Permaculture One”, è “terreni progettati coscientemente in modo da riprodurre gli schemi e le relazioni presenti in natura, in grado di produrre abbondanza di cibo, fibre ed energia al fine di provvedere ai bisogni locali”. Le persone e il modo in cui organizzano se stesse, all’interno del mondo, sono il cuore di quella che oggi è divenuta, dopo quarant’anni di progettazione e sviluppo di questo tema, non solo dal punto di vista agricolo, ma globale, la permacultura: un processo integrato di visione di un ambiente sostenibile ed equilibrato, che crea in modo consapevole ed etico, ecosistemi produttivi aventi la diversità, la stabilità e la flessibilità di quelli naturali.

Per realizzare tali ecosistemi occorre avere ben chiare le regole di base dei biosistemi in natura.

Le 4 leggi fondamentali dell’ecologia secondo Barry Commoner, biologo e ambientalista, uno dei padri fondatori del movimento ecologista mondiale, espresse nel suo libro “Il cerchio da chiudere” devono essere la base chiara della nostra esistenza, sempre.

 

1) Ogni cosa è connessa con qualsiasi altra. “L’ambiente costituisce una macchina vivente, immensa ed estremamente complessa, che forma un sottile strato dinamico sulla superficie terrestre. Ogni specie vivente è collegata con molte altre. Questi legami stupiscono per la loro varietà e per le loro sottili interrelazioni.” Questa legge indica l’interconnessione tra tutte le specie viventi, e sostiene che in natura non esistono rifiuti.

Ad esempio ciò che l’uomo produce come rifiuto, ossia l’anidride carbonica è in realtà utilizzata dalle piante come risorsa. Ciò che per certi animali è escremento, ecco che diventa concime per taluni terreni.  Il generare  inquinamento da parte della vita umana, altera ogni giorno il ciclo naturale degli eventi.

2) Ogni cosa deve finire da qualche parte. “In ogni sistema naturale, ciò che viene eliminato da un organismo, come rifiuto, viene utilizzato da un altro come cibo.” Niente svanisce. Si ha semplicemente una dislocazione della sostanza da un luogo all’altro, una trasformazione di forma molecolare che agisce sui processi vitali dell’organismo, per un certo tempo.

3) La natura è l’unica a sapere il fatto suo. “Sono quasi sicuro che questo principio incontrerà notevole resistenza, poiché sembra contraddire la fede universale nella competenza assoluta del genere umano.” Questo è un invito esplicito per l’uomo a non trattare la natura a suo indiscriminato servizio. La natura che si ribella ha il potere di annientare l’umanità.

4) Non si distribuiscono pasti gratuiti. “In ecologia, come in economia, non c’è guadagno che possa essere ottenuto senza un certo costo. In pratica, questa quarta legge non fa che sintetizzare le tre precedenti. Non si può evitare il pagamento di questo prezzo, lo si può solo rimandare nel tempo. Ogni cosa che l’uomo sottrae a questo sistema deve essere restituita. L’attuale crisi ambientale ci ammonisce che abbiamo rimandato troppo a lungo.”

La Permacultura non è niente di impossibile o complicato, anzi  è di una semplicità estrema, perchè ricalca i ritmi e i tempi naturali della terra.

La Permacultura é sostanzialmente nata come sistema di progettazione del territorio che mira ad integrare l’uomo con l’ambiente e i suoi elementi (le abitazioni, l’ alimentazione, le risorse naturali, le relazioni umane e sociali), il più possibile simili ad ecosistemi naturali, mediando il riconoscimento, l’utilizzo e l’armonizzazione delle componenti del paesaggio (morfologia, clima, terreno, acqua, vegetazione, animali), incrementando i rapporti di sostegno reciproco tra gli elementi dell’ambiente e i bisogni delle persone ed erigendosi su uno stile di vita “non predatore” e “non parassitario”, ma complementare alla natura stessa.

L’AYURVEDA COME NUTRIMENTO COSTANTE DEL NOSTRO ESSERE: L’ARTE DEL BUON VIVERE CHE L’INDIA REGALA AL RESTO DEL MONDO.

L’ayurveda è saggezza, scienza, arte, filosofia, vita. Il termine “Ayurveda” deriva da veda, cioè “conoscenza” e da ayu, cioè “vita”, quindi “conoscenza della vita” o meglio ancora “arte del buon vivere”. Non si tratta solo di scienza medica, in realtà è un sistema di vita, un costante nutrimento del nostro essere, un grande dono che l’India ha voluto regalare al resto del mondo.

Il cibo che scegliamo per noi stessi è nutrimento dell’anima, diventa parte di noi. Qualunque cosa noi assimiliamo ha un effetto sulla salute del nostro organismo. Se mangiamo sano, avremo un corpo e una mente sani.

“Noi siamo ciò che mangiamo”

La tradizione ayurvedica indiana ci insegna che “Noi siamo ciò che mangiamo“. Esiste un’errata convinzione, legata al fatto che la cucina ayurvedica preveda solo cibi indiani. In realtà la cucina ayurvedica sottolinea le differenze dell’ecosistema, da cui derivano i cibi, che si individuano da un luogo all’altro del pianeta e ci insegna a comprendere la natura, con i suoi stessi occhi.

In ayurveda il cibo è sacro e assunto con calma e gioia, spesso nella tradizione indiana anche con una preghiera.

La nostra dieta alimentare, interagisce con le nostre emozioni e può spingerci verso problematiche sia psichiche che fisiche, può quindi essere la causa dei nostri mali, ma anche del nostro benessere.

Se ci impegniamo concretamente a rendere il cibo capace di stimolare i nostri processi mentali, arricchendo la nostra propensione spirituale, allora esso sarà in grado di pacificare la nostra mente, anzichè appensantirla e disturbarla.

Nell’alimentazione ayurvedica è fondamentale il processo di trasformazione dei cibi, che deve seguire un metodo alchemico molto antico, che fonda le sue radici sulla saggezza umana e sulla combinazione bilanciata di cinque elementi: spazio, aria, fuoco, acqua e terra.

Un altro fondamentale principio è la purificazione del cibo, dalle proprietà dannose, attraverso l’utilizzo di elementi, ad esempio spezie, che in Ayurveda assumono il ruolo di “antidoti”, responsabili di trasformare i cibi in compatibili, favorevoli e digeribili.

AYURVEDA: LA SCIENZA DELLA VITA

Il sistema medico tradizionale indiano è fondato sui cinque elementi che compongono il corpo umano e sui tre umori, vata, pitta e kapha.

Dall’equilibrio di essi risulta lo stato di salute nell’individuo.

La classificazione dell’individuo per il raggiungimento dell’equilibrio della costituzione.

Ultimo tassello importante per capire l’Ayurveda è la classificazione dell’individuo in  tre tipologie: Vata, Pita, Kapa, ossia nella teoria Tridosha, le tre energie che governano il corpo.

Vata è il principio che governa il movimento e ha predominanza degli elementi Spazio e Aria. Esso governa il sistema nervoso, circolatorio, respiratorio ed escretorio.

Pita è il principio che governa il metabolismo e ha la predominanza degli elementi Fuoco e Acqua. Esso governa il sistema digestivo, endocrino ed il metabolismo.

Kapa è il principio che governa la coesione e crea la struttura del corpo con la predominanza degli elementi Acqua e Terra. Esso governa la struttura e il sistema immunitario.

Queste tre energie, i Dosha, variano in modo proporzionale in ogni individuo e ne determinano, in questo modo, la sua natura intrinseca. L’ideale sarebbe che queste tre forze fossero il più possibile in equilibrio tra loro, con una leggera predominanza di una delle tre che determina la formazione di una tipica struttura del corpo, del carattere e dei tessuti.

Ognuno di noi dovrebbe decodificare la propria natura, intendere il proprio dovere nella vita e lo scopo finale e l’alimentazione bilanciata quantitativamente e qualitativamente è uno strumento da utilizzare saggiamente per raggiungere tale scopo.

La nostra costituzione contiene tutte le informazioni (DNA) che determinano la personalità dell’individuo.

L’ayurveda ci spiega perchè siamo differenti, in base all’influenza dei Dosha che governano l’uomo e l’universo. Con il concetto ayurvedico di Prakruti, Pra “origine” e kruti “azione”, ossia flusso e movimento, si intende la costituzione individuale, che ha un ruolo molto importante in quanto influisce su salute, malattia, pensieri. Prakruti è lo stato di equilibrio dei Dosha. La scelta e la trasformazione corretta dei cibi, non basta più per definirci in un regime alimentare corretto.

Che cosa sbagliamo nell’alimentarci oggi giorno, oltre la scelta e la trasformazione dei cibi? Nella corsa alle peculiarità e caratteristiche dei cibi, non prendiamo in giusta considerazione la persona nella sua globalità. Oggigiorno, non esaminiamo con giusta accuratezza, le motivazioni psicologiche che stanno alla base dei possibili squilibri nutrizionali. Di solito non si indaga a sufficienza sulle ragioni emozionali che portano un soggetto all’obesità o verso altre disfunzioni alimentari. Di solito si analizzano solo i problemi fisici  e organici , nella convinzione che basti prescrivere una buona dieta equilibrata, senza indagare sulle motivazioni emozionali.

Nell’esistenza tutto è cibo, uno nutre l’altro. Tutto è sorgente di cibo e dipende da esso. La terra fa germogliare il cibo, il sole lo scalda, il vento lo accarezza. E il cibo ci da vita.

La nostra salute e la nostra longevità, la nostra forza e la debolezza, la nostra felicità e soddisfazione, scaturiscono dal cibo.

L’ayurveda ci suggerisce ancora e di più, di ritornare alla terra e di assumere i cicli naturali di essa, per riequilibrare le nostre emozioni, le sensazioni e le percezioni dall’esterno al fine di metabolizzarle per il benessere del proprio io.

Periodo ipotetico della realtà o della possibilità? LA GRAMMATICA CORRETTA PER IL CONSEGUIMENTO DEI NOSTRI OBIETTIVI.

Li insegnano sui banchi di scuola questi due periodi della grammatica e non sempre li esaminiamo un po’ più in profondità, tra la semplice correttezza della sintassi, nei loro significati di realtà o possibilità.

L’effetto di una frase e di un pensiero in noi cambia moltissimo, nel quotidiano e nel conseguimento dei  nostri obiettivi, a prescindere da una corretta grammatica.

Realtà o possibilità: due approcci differenti alla vita.

Nel periodo ipotetico della realtà l’ipotesi è presentata come un fatto reale o comunque plausibile: se vengo con te (protasi), mi diverto moltissimo (apodosi).

Nel periodo ipotetico della possibilità, l’ipotesi è presentata come possibile, perché il fatto potrebbe o non potrebbe accadere: se venissi con te (protasi), mi divertirei moltissimo (apodosi).

Anche se la fonetica della frase presuppone che il congiuntivo, sia sempre la miglior scelta da effettuare, personalmente credo che la realtà del presente abbia, nella nostra psiche, un effetto più immediato nel conseguimento di un’azione positiva o di un obiettivo.

Nel caso di azione negativa, invece o di scelte difficili con possibili conseguenze di dolore e paura, allora il congiuntivo acquista la necessaria importanza e la dovuta attenzione.

Eppure, nel caso delle azioni che portano benessere e gioia alla nostra vita, basti pensare che, in ogni caso, il futuro non è né ieri né domani, ma parte da adesso.

Tanto vale togliere ogni supposizione ed ogni preposizione nella frase del nostro presente.

Se ci pensate, d’altronde nel tempo presente, il “se” mentalmente scompare e decadono quasi tutte le possibilità: ora vengo con te, sì adesso, perchè so che mi diverto moltissimo. Sto già camminando verso di te, e rido perchè so che è divertente il tempo con te.

Il congiuntivo in protasi, ossia in premessa, col condizionale in apodosi, ossia in conseguenza, conduce invece irrimediabilmente e più razionalmente alla scelta tra almeno due possibilità.

Cosa vogliamo esattamente: il congiuntivo non lo sa.

Per raggiungere ciò che desideriamo nella vita, dobbiamo innanzitutto capire che cosa vogliamo davvero. Lo dobbiamo volere adesso, senza alcuna possibilità verso cui mirare e scegliere.

La visione deve essere chiara, adesso, di come dovrebbe essere la vita meravigliosa verso cui ci stiamo protraendo.

Non basta possedere una vaga visione di quello che vorremmo, dobbiamo distinguere e decantare il più possibile a noi stessi i nostri obiettivi.

No, non è affatto facile… la maggior parte delle persone conoscono molto bene cosa non vogliono, ma non hanno assolutamente idea del cosa vogliono davvero.

Un buon inizio è togliere i congiuntivi dai pensieri della nostra mente e cercare la realtà del presente.

Il congiuntivo capirà le ragioni del cercare le certezze del tempo presente e non avrà risentimenti.

E’ certamente meglio vivere di Siamo, piuttosto che morire di Saremmo stati.

 

Namasté: UNA PAROLA DI MIGLIORAMENTO E CAMBIAMENTO CHE FA BENE.

Namasté è una parola sanscrita composta che si utilizza per salutare, che fa bene, ci predisponde al miglioramento e cambiamento interiore, perchè si pronuncia sempre con il sorriso e una bella quantità di gioia addosso.

Questo tipo di saluto, che deriva dall’oriente per lo più indiano, sta prendendo piede anche in occidente e molto spesso si sente proferire anche da persone che probabilmente non ne conoscono il vero significato, ma nonostante questo, Namasté è una parola nella quale è racchiuso l’implicito riconoscimento dell’eguaglianza fra gli esseri viventi.

“Lo spirito che è in me riconosce lo spirito che è in te. Io onoro in te il luogo dove risiede l’intero universo. Se tu sei in quel luogo in te e io sono in quel luogo in me, siamo una sola cosa”.

Namasté: un inchino che ci induce a guardarci dentro.

Namastè significa letteralmente mi inchino a te, ma implicitamente contiene anche un significato più profondo e spirituale indicando che ci si inchina non solo alla persona fisica che abbiamo davanti, ma anche e soprattutto alle qualità divine che risiedono dentro quella persona, così come dentro ognuno di noi. 

Il gesto, Mudra, che accompagna il saluto Namasté è il semplice atto che si compie unendo i palmi delle mani all’altezza del cuore e inchinando leggermente il capo. Questo Mudra è chiamato Anjali o Pranam e indica onorare, celebrare, adorare. Le mani giunte rappresentano la riunificazione di spirito e materia, nello specifico si considera che la mano destra rappresenti il lato divino e maschile dell’essere umano, mentre quella sinistra il lato terreno e femminile. Secondo alcuni il Mudra agisce già da solo come una semplice asana, bilanciando ed armonizzando le energie, e permettendo un riequilibrio interiore.

Certo è che predisponendoci agli altri con un saluto felice e carico di significato, come Namasté, è già un segnale che, dopo esserci guardati dentro nei meandri del nostro spirito, stiamo fluendo positivamente nella vita. La nostra crescita è continua, passo dopo passo in continua evoluzione. Tanto vale iniziare il primo passo con un sorriso vero e sentito che cura sia noi che gli altri. L’apertura agli altri, con gentilezza ci predispone certamente a farci stare meglio dentro l’anima. Inoltre ogni aspetto di noi che miglioriamo è una tappa nel percorso della nostra crescita.

Namasté è un buon saluto ai nostri mutamenti.

Così tutti gli impedimenti della vita possiamo affrontarli in modo sereno pensando che ogni ostacolo è una buona opportunità, oppure perderci nei pensieri della mente e cadere in depressione. Tutto cambia in base al nostro “sentire”.

Questo vale anche per i momenti di dolore, sia per una malattia sia nei rapporti umani: essi offrono l’opportunità di sviluppare una maggiore capacità di amare, un’opportunità di fare un “salto” in avanti, di evolvere e migliorare, non per soffrire, ma per ritrovare la nostra pace.

Dentro di noi esiste l’intero universo.

Namasté: onorare il luogo, in noi, in cui esiste l’intero universo. E’ un messaggio di una potenza devastante. Ne è difficile capire la grande forza che racchiude in sè. Ci racconta che in noi risiede l’intero universo, che siamo qualcosa di grandissimo e questo ci indirizza con la mente nel pensiero positivo, che noi possiamo tutto. Possiamo cambiare, migliorare, evolverci.

Pronunciate più Namasté che potete per stare bene con voi stessi e con gli altri, nel mondo.

 

 

 

ARTE TERAPIA: QUANDO UNA PASSIONE, CI PORTA A SCOPRIRE IL PROPRIO IO.

Lo scopo dell’arte terapia è quello di guarire molti disturbi cognitivo-comportamentali, ridurre gli effetti degli stress emotivi e dei traumi psichici, ma anche  aiutare a scoprire il proprio io,  per promuovere la crescita personale.

Scoprire chi siamo attraverso l’ arte.

L’arte ci rivela chi siamo, soprattutto se approcciandola, seguiamo le nostre passioni e le sensazioni che interiormente scaturiscono, in noi.

La musica, la pittura, il disegno, la scrittura, sono linee, elementi e segni di un linguaggio non verbale che esprime il nostro mondo interiore. Capace di dare forma a stress emotivi e traumi psichici, l’arte terapia ci aiuta a visualizzarli e a conoscerci meglio, perchè utilizza proprio le potenzialità che ogni soggetto ha, di sviluppare creativamente tutte quelle sensazioni che non riesce a far affiorare con le parole, al fine di spingerlo verso un proprio benessere psico-fisico.
Connubio tra l’arte e la psicologia, l’arte terapia ci svela il potenziale curativo che possiamo tirare fuori dal coltivare semplicemente una passione o attitudine che abbiamo dentro noi stessi e si dimostra uno strumento essenziale per la salute e la guarigione della persona.

L’arte Terapia, un concetto che giunge direttamente a noi dalla dalla preistoria, attraverso tutta la storia dell’umanità.

Il bisogno di manifestare il proprio mondo interiore è una esigenza che esiste sin dalla preistoria, dai primi uomini che non usavano il linguaggio verbale e che possedevano le prime umane difficoltà cognitive e relazionali, i quali esprimevano se stessi attraverso movimento, suoni, forme e disegni sui muri delle caverne.

E’ grazie a loro che  l’Arte terapia è stata scoperta, poi la storia dei popoli successivi l’ha coltivata  nei secoli.

Mentre gli antichi Egizi sostenevano le persone affette da disturbi mentali, portandole a “perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti”,  gli antichi Greci usufruivano del teatro e della musica per sostenere la catarsi, liberare le emozioni represse e riequilibrare la vita. I Romani, invece, sostenevano che lo studio della letteratura portasse ad alleviare le sofferenze umane e la musica lenisse la malinconia.
E mentre durante il periodo medievale l’arte vista come cura dei disturbi emotivi affrontò un vero declino, surrogata dalla magia e dalla superstizione, è dal Rinascimento in poi, in Europa, che la concezione dell’arte e soprattutto dell’artista, ricevono la vera metamorfosi.  L’opera d’arte e il suo creatore, ossia l’artista, vengono visti come medicina terapeutica, in grado di permettere l’espressione di una propria personale passione e attitudine in un mondo fantastico, in sostituzione ad una realtà di dolore e di sconforto emotivo, che avrebbe portato solo alla pura follia negli individui.

Vincent Van Gogh trascorse gran parte della sua esistenza in un rifugio in campagna, in cui persone con disturbi mentali, venivano accolti e ricevevano cure. Semplicemente trovò il modo di ascoltare, far uscire e coltivare la sua passione per la pittura.

Durante la rivoluzione industriale, in Inghilterra, questi rifugi si predisponevano a svolgere attività artistiche come pittura, scultura e musica, approcciando, attraverso esse, quella che chiamarono “terapia morale”.

Margaret Naumburg, psicoanalista e seguace di Freud, è considerata la fondatrice dell’Arte terapia in America (Art Therapy).  Lei sosteneva che il processo dell’arte terapia riconoscesse i sentimenti e i pensieri più profondi dell’uomo derivati dall’inconscio e raggiungesse l’espressione di immagini, piuttosto che di parole.

In generale è comunque nel XX secolo che vengono mossi i primi passi verso l’Arte terapia, così come viene intesa oggi grazie a Freud e Jung e alla psicoanalisi. L’opera artistica è considerata il prodotto dell’inconscio e un derivato degli istinti di base, che attraverso le immagini esprimono i conflitti, i quali, in questa nuova veste, appaiono più comprensibili e quindi più facilmente risolvibili.

Coltivare le nostre passioni per seguire il nostro intuito e la nostra voce interiore.

La relazione terapeuta-paziente attraverso l’arte terapia, acquista un valore inestimabile e un nuovo canale rafforzativo, da entrambe le parti, al fine di raggiungere l’obiettivo finale della cura delle persone.

Tutti nasciamo con talenti e passioni che, se sviluppati, producono valore alla nostra vita e a quella degli altri. Il problema nasce quando smettiamo di seguire il nostro intuito e la nostra voce interiore per conformarci a ciò che la società vuole.

La vita è una sola, dobbiamo curare noi stessi. E allora perchè non farlo attraverso lo sviluppo dell’arte delle nostre passioni?

Semplicemente ascoltiamoci dentro.

Le scelte di oggi.

Ho sempre creduto che domani saremo ciò che abbiamo deciso di essere oggi, che siamo artefici del determinare il corso del nostro destino, quando esso ci chiama. Semplicemente rispondendo, non permettiamo al nostro passato di influire sul nostro futuro, ma interrompiamo l’evolversi degli eventi, inventando per noi stessi, non solo qualcosa di meglio, ma la persona che vogliamo essere, da adesso.
È molto meglio desiderare che possedere, cercare di aprire una porta, piuttosto che varcarla… Il momento del desiderio, della lotta per il conseguimento di ciò a cui ambiamo, il sentire che qualcosa sta per succedere, o cambiare, è certamente il più esaltante. E’ un fiore poco prima dello sbocciare. Il possedere, il conseguire e il raggiungere sono invece azioni che presuppongono un appassire, che cerchiamo di eludere sempre.
Se io non ti aprissi e non corressi giù dalle scale verso di te, se io non ti toccassi ed io e te rimanessimo distanti per sempre, fino alla morte, allora potremo tenere acceso e alimentato eternamente il desiderio reciproco di averci e possederci l’un l’altra.

LETTERA ALLE DONNE: SIATE MADRI nel momento in cui decidete che lo diventerete grazie all’uomo che amate.

Care Madri,

questa lettera è indirizzata anche a voi che fisicamente non siete ancora in maternità  e non avete bambini, ma desiderate averne; vi chiamo madri ugualmente perchè attraverso questa lettera, voglio spiegarvi come, in realtà, è proprio questo il momento in cui diventate madri.

Siete madri nel momento in cui decidete che nella vita volete procreare  o adottare un bambino, oppure averlo in affido e di compiere tutto ciò con l’uomo che state scegliendo, perchè credete nell’amore.

Cio’ che accade nel mondo, oggigiorno, lo testimonia senza ombra di dubbio: la violenza domestica maschile sulle donne,  (attraverso violenze psicologiche, fisiche, economiche, sessuali) e sempre di riflesso o diretta anche ai bambini, è l’esempio lampante, di quanto noi donne dobbiamo quanto meno provare a diventare madri, nel momento stesso in cui scegliamo l’uomo con cui procreare una creatura e formare la nostra famiglia.

 

Una coppia nasce da una intuizione buona di una persona sull’altra: l’innamoramento ci permette di “percepire” un mondo intero, fatto di particolarità che solo la persona di cui ci siamo innamorati possiede, irripetibili, rare, diverse da quelle di chiunque altro.

La cosa grave di oggi è che non abbiamo la sfera di cristallo per prevedere completamente come si evolverà la relazione con l’uomo che ci siamo scelte. Non sappiamo sempre che padre potrà essere, prima di vederlo in azione con un figlio. Le persone cambiano spesso, e magari l’uomo che credevamo essere il migliore del mondo, si rivela per ciò che mai immaginavamo.

L’unico modo che abbiamo per tentare di avere un minimo di conferme è quello di provare ad analizzarlo, ben oltre le particolarità che sono emerse, dal nostro innamoramento, come uomo, prima che come padre.

Non dobbiamo scordarci mai che, con questo uomo, noi intendiamo creare quel legame indissolubile che si chiama Figlio, che presuppone comunque un per sempre, sia che l’amore perduri o meno.

Occorre un atto di onestà, per non cadere nelle solite dinamiche dell’accontentarsi, nel compiere questa scelta che vuol dire soprattutto assumersi una responsabilità. Se dietro una decisione c’è la consapevolezza del chi siamo e cosa desideriamo davvero, lo scegliere non sarà mai visto come una rinuncia a qualcosa, anzi sarà un atto di libertà e di maturità, volta a ricercare davvero quel qualcosa che ci completa, senza alcun tipo di costrizione o adattamento.

“Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo. Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo ‘sbagliato’ per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci – scrive Robin Norwood – Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo ‘giusto’ per noi. Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo. Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo. A dispetto di tutta la sofferenza e l’insoddisfazione che comporta, amare troppo è una esperienza tanto comune per molte donne che quasi siamo convinte che una relazione intima debba essere fatta così”.

Le parole della Norwood, in “Donne che amano troppo” libro scritto nel 1987, che a mio avviso dovrebbe essere introdotto forzatamente nelle scuole, sobbalzano a distanza di trent’anni come attualissime e sottolineano ancora come sia urgente non smettere di considerare che la violenza contro le donne va prima di tutto riconosciuta come tale.

Se alcuni uomini di oggi non sono in grado di percepire la differenza tra ardore e sopruso, tra passione e prevaricazione e tra amore e morte e alcune donne non sentono di anticipare l’idea dell’essere madri, salvaguardando la futura felicità non solo dei figli che avranno, ma prima di tutto di se stesse, evitando uomini che lanciano campanelli d’allarme negativi, questa è la prima vera emergenza da affrontare subito.

Siate Madri, perchè potete esserlo, molto prematuramente. La donna ha un potenziale incredibile, dentro se stessa. Siate Madri prima di tutto verso voi stesse e di voi stesse.

Se prendete atto dell’esistenza di comportamenti che si “travestono d’amore”, da madri potete distinguerli e attuarli con le dovute precauzioni. La ricerca di attenzioni e di affetto, che costantemente noi donne sentiamo, immerse in una società che promuove modelli relazionali caratterizzati dalle diverse forme di violenza, porta a non saper più individuare cosa sia veramente l’amore.

Le avvisaglie negative principali sono tutte le forme di prevaricazione, mancanza di rispetto e abuso che l’uomo manifesta su di voi anche nella quotidianità, con l’eccessivo controllo su voi stesse, mettendo in discussione le vostre capacità con offese e disappunto e facendovi sentire in colpa di tutto ciò che accade e che per lui non va bene. Questi sono atti con cui il partner manifesta la sua idea di superiorità verso la figura femminile, mancandole di rispetto. Dimostra in questo modo non amore, ma possesso. Però il possesso è lecito solo verso un oggetto, ricordatelo questo.

Il 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne,  ma dobbiamo avere nella mente, questa drammatica realtà, quotidianamente e dobbiamo usare tutti i mezzi in nostro possesso per allontanarla, il prima possibile, alle prime avvisaglie. Dobbiamo saperla sentire, prima che si avvicini e ci colpisca. Abbiamo la responsabilità umana di proteggerci e proteggere la nostra famiglia.

Un figlio vi lega per sempre a suo padre. Prima di avere un figlio è solo più semplice scappare dagli uomini  che vi fanno male, oltre al non amarvi. Per cui siate madri prima di diventarlo, scappate da possibili padri violenti. Fatelo per voi stesse e per le meraviglie a cui darete vita.

E se non ce l’avete fatta? SAPPIATE CHE NON AVETE NESSUNA COLPA.

E’ qui che serve la forza più grande di tutte, il coraggio più intenso per poter credere che non è colpa vostra MAI e andare avanti: denunciate e riprendetevi la vostra vita.

SIATE MADRI PERCHE’ NON E’ COLPA VOSTRA A PRESCINDERE.

Voi avete scelto solo di dare amore, come una  madre dona naturalmente.

Questa è la vostra natura di Madri e non può essere una colpa mai. Continuate semplicemente ad essere Madri.

Siate Madri!